golf

golfIl progetto golf e disabilità è stato avviato nell’ormai lontano 1997 con una partnership tra il Driving Range del Civitanova Golf – Agrigolf e l’Istituto di Riabilitazione Santo Stefano di Porto Potenza Picena. Fu una delle primissime iniziative di questo tipo in Italia che ha coinvolto la Federazione Italiana Golf prima e dal 2004 l’allora neonata Federgolf Disabili.
L’idea fu quella di abbattere una ulteriore barriera ed aprire il golf, da sempre considerata una disciplina elitaria, anche ai portatori di handicap in un più ampio discorso di sport-terapia e socializzazione. Così, grazie al lavoro di volontariato di un gruppo di persone, si è avviata una sorta di sperimentazione sul campo re-inventando ed adattando lo swing del golf alle differenti patologie dei giocatori con disabilità. Stesso lavoro è stato fatto nel campo delle attrezzature partendo da una carrozzina da standing (adattata magnificamente agli atleti con paraplegie) fino ad affinare il disegno dei bastoni in base alle specifiche esigenze di ogni singolo giocatore, in particolare per chi usa una carrozzina standard.
All’inizio vi furono delle perplessità di carattere tecnico più che organizzativo. Il golf appartiene alla categoria degli sport roto-traslatori, sport dove una meccanica precisa del gesto si accompagna ad una rotazione del busto e ad un uso correlato di corpo ed arti. Cosa assai difficile per chiunque. Tutti elementi che facevano ritenere problematico un inserimento dello sport del golf tra le discipline più adatte ai portatori di handicap.
Il lavoro fatto in campo pratica con i ragazzi dell’Istituto di Riabilitazione S.Stefano ha drasticamente demolito ogni motivo di prevenzione tecnica. Il risultato ha di fatto evidenziato che con alcuni accorgimenti e con la grande forza di volontà dei ragazzi giocare a golf era possibile.
golfIl lavoro svolto fin ad ora ha dovuto differenziarsi a seconda del tipo di handicap. Per i paraplegici si è riscontrato un beneficio, durante una seduta di gioco lungo, con l’uso della carrozzina da standing che permette al giocatore una posizione eretta limitando a pochi gradi la rotazione della spalla. Per questo tipo di disabilità si è lavorato con l’uso della “standing” per un impatto con la palla attraverso un uso maggiore di polsi e braccia.
Diversa la procedura per il giocatore poliomielitico, che è invece in grado di usare maggiormente i muscoli addominali ma che non ha il necessario appoggio sugli arti inferiori. Il lavoro si concentra dunque su di una carrozzina standard e sulla sua inclinazione rispetto alla linea di tiro con bastoni modificati. Per il gioco corto e sul green, normalmente si utilizzano carrozzine con ruote con gomme più larghe e a bassa pressione per non danneggiare il manto erboso.
Obiettivo del progetto è quello di dare la possibilità ai disabili di praticare questa splendida disciplina, oltre che per il piacere di giocare a golf, anche come mezzo di riabilitazione e di inserimento sociale senza, però, tralasciare il settore puramente agonistico.
Esiste infatti un circuito agonistico italiano gestito dalla Federazione Italiana Golf Disabili, all’interno di un circuito Europeo a cui i nostri atleti partecipano da protagonisti. Recentemente Andrea Calcaterra ha vinto il Blind British Open per ciechi e ipovedenti.
Tra l’altro il golf permette di essere praticato a qualsiasi età e in promiscuità tra, cosiddetti, normodotati e portatori di handicap. Per ulteriori informazioni sull’attività del Golf Disabili in Italia è possibile visitare il sito http://www.federgolfdisabili.it/

 
Michele Emili
Delegato Federgolf Disabili -  Marche ed Abruzzo

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