A Cantù si infrange il sogno S.Stefano: ma che bel campionato!

È stato bellissimo sognare.
Arrivare a un passo dalla storia. Purtroppo a Cantù, sabato scorso, si è spezzato il sogno della S.Stefano-Banca Marche Porto Potenza di arrivare, per la prima volta nella sua storia, alla finale scudetto di basket in carrozzina.
L’amarezza è tanta, perché quando arrivi a sfiorare il sogno ci prendi gusto.
Ma non deve venire meno la lucidità di analisi in base alla quale, senza alcun dubbio, la stagione della squadra del presidente Ferraresi è stata strepitosa.
Ben oltre l’obiettivo stagionale di arrivare quarti, visto che i portopotentini hanno messo a dura prova i campioni d’Italia di Cantù, ottenendo uno ottimo terzo posto nella classifica finale.
Al termine del match di sabato disputato in un PalaFamila splendido e gremito di persone, i portopotentini si sono dovuti arrendere 76-61 ad una Cantù inesorabile al tiro.
Ma per i ragazzi di Ceriscioli non mancano i rimpianti, in modo particolare per la troppa imprecisione al tiro.
Le statistiche di fine match sono implacabili: 10 su 30 ai tiri liberi con una percentuale di appena il 33% contro il 59% di Cantù; dal campo non è andata meglio, con solo il 40% contro il 53% dei lombardi.
Il cuore del match è tutto qui: i 15 punti di gap finale stanno tutti in quei 20 liberi sbagliati e in quei 38 (si, avete capito bene, 38…) tiri dal campo sbagliati, moltissimi al termine di azioni d’attacco ben concertate che meritavano ben altro epilogo.
La cronaca: dopo un primo quarto quasi tutto punto a punto, nel secondo i portopotenitni hanno continuato a sbagliare di tutto al tiro e i padroni di casa sono venuto fuori prendendo il largo nel punteggio.
Nell’ultimo quarto l’incredibile prova di orgoglio dei portopotentini che, dal meno 20, arrivano al meno 8.
Ma l’imprecisione al tiro dei ragazzi di coach Ceriscioli non sembra avere fine mentre Cantù, e il top scorer del match Bell, non steccano un colpo.
Peccato.
Ma guardare avanti è la cosa più bella in questi momenti: perché la squadra è cresciuta tanto, perché il prossimo anno si potrà ripartire da una solidissima base costruita negli ultimi 3 anni (da quando è partito il “progetto giovani”) e fatta anche della grande esperienza maturata quest’anno.
Le ossa si sono irrobustite.
Anche grazie al brusco risveglio di sabato scorso a Cantù.

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